È passato ancora tempo. Tempo denso, vita, di quelle che a volte ti sembra di non riuscire a vivere, non completamente, tanto è piena.
Per alcuni aspetti (permettendomi la positività) è tutto nella norma, piú o meno. Gli stati di pesantezza, sfinimento, tristezza, ansia, si sono riassorbiti, lasciando solo sacche grinze, che pendono dalla mia mente. Non potranno sparire, rimarranno come cicatrici a ricordarmi ciò che é stato. Ciò che è stato vissuto. Tant’è.
L’inverno è atipico, caldo, e non lascia presagire cosa ci possa essere in previsione per le prossime stagioni. Una cosa è certa, il clima sta cambiando. Ne abbiamo tutti la percezione.
In programma per i prossimi mesi ci sarà un viaggio, di quelli che credo segneranno profondamente la vita. Meta, nemmeno a parlarne, New York. Prima volta negli States, prima volta in nord America. Ho aspettative, ho attese, tutte positive, credo mi innamorerò di nuovo, come é accaduto per Londra. Proprio primo in merito a NY, e come spesso capita, ci sono state risonanze, quelle strane “circostanze” per cui quando vai in un posto o attendi qualcosa, in tutto ciò che ti circonda ritrovi segni del tuo sentire. Film, documentari economici, persone che attendono come te, tutto magicamente sembra stringersi attorno alle tue aspettative, ogni cosa sembra “casualmente” attirare la tua attenzione. In realtà tutto è “casuale”, solo che tu sei piú sensibile.
A proposito di New York, in televisione a breve trasmetteranno un concerto di Andrea Bocelli, da Central Park. La prima volta che hanno trasmesso lo spot televisivo che lo annunciava, ammetto di aver avuto piú interesse nella location (non sono un grande fan di Bocelli, a meno dell’orgoglio che ne implica la co-Nazionalitá). Poi, come spesso accade, piú volte ascolti le cose, piú dettagli riesci a percepire, forse inerentemente al fatto che un ascolto ulteriore “esclude” ciò che già conosciamo, permettendo di concentrarsi su quanto di inosservato.
In merito proprio alla location e all’evento, unito alle aspettative che avevo sul luogo che visiterò, la mia mente è volata alla prima visita a Londra. É stato amore a prima vista. Vista sì, perché quando visiti un posto nuovo questo é quello che credo ognuno di noi faccia, OSSERVARLO.
Ho provato a richiamare alla mente le prime sensazioni, le prime immagini, le persone, i posti, i luoghi. Tutto questo è chiaramente inciso, nella memoria. Poi ho pensato a Central Park, a ciò che conosco dalle foto che vedo, dai racconti delle persone che ci sono state. Secondo piano, Andrea Bocelli, che canta a Central Park.
Riflessione. Attesa, sensazione.
Andrea Bocelli è cieco. Non vedente.
Domanda: “Ma allora che “serve” a Lui cantare a Central Park? Non potrà mai “vederlo”. Certo, potrà sentirlo, odorarlo, ascoltarlo, ma MAI vederlo. Quindi potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo. Anche qui a casa, o in un parco qualsiasi. Cosa sarebbe stata per me Londra senza vista? Ma soprattutto, se fossi cieco dalla nascita, cosa sarebbe stata la mia percezione di Londra? Non riesco a darmi una risposta. Cosa vorrebbe dire viaggiare, senza poter VEDERE? Forse sarebbe un altro sentire, ma a fatica immagino come.
Mi piacerebbe che questo mio post potesse arrivare a non vedenti, che potessero cercare di darmi un loro punto di vista, per capire, sentire e avere una percezione di quanto non riesco a capire.
L’unica sensazione che ho è quella del libro che da il titolo a questo post, libro terrificante, che mi colpì profondamente, proprio perché fu una proiezione di quanto non si riesce a vedere. Saramago riuscì veramente a descrivere situazioni e luoghi dal punto di vista di un non vedente, ma circoscritti a stanze, ambienti. Non una città intera, non una esperienza di viaggio.
Sentire, questo mi piacerebbe. Sentire uno spazio.
Pregherei chiunque di voi legga questo post e abbia pareri in merito di farsi avanti. Lo apprezzerei tantissimo.
Grazie, a presto.
GF











