La badante rumena entra spingendo la carrozzina, di quelle che hanno le quattro ruotine piccole. Elsa è seduta lì sopra, ha 85 anni, un fazzoletto legato in testa come quello che aveva mia nonna quando andava a lavorare in campagna. Al suo fianco, in piedi, Adelmo, vestito di tutto punto, giacca grigia, camicia e cravatta rossa. Mi ricorda mio nonno la domenica per andare in piazza. Era il “vestito buono”. Adelmo avanza a piccoli passi, sembra che il tempo si si fermi ad ogni respiro.
La badante li lascia nella saletta e si avvicina al bancone dove P., che la conosce, la intrattiene con le solite battute ad effetto.
Adelmo si avvicina al frigorifero dei gelati, lo studia come se fosse qualcosa di nuovo, apre lo sportello e prende un gelato biscotto. Elsa sembra leggermente appisolata sulla carrozzina, la sua testa ciondola leggermente su un fianco. E’ scheletrica, di quella magrezza “anziana”, tipica di chi ormai ha poco da godersi della vita. Adelmo si avvicina, le sistema il piccolo panno che le copre le ginocchia. Scarta il gelato , lentamente. Lo studia attentamente. I suoi occhi sembrano perdersi tra la granella di cioccolato del lato pralinato. Poi alza gli occhi verso Elsa, la fissa, con dolcezza infinita, le tocca una mano, e come per magia Lei si rianima, la testa si gira verso di Lui, lentamente, e lo guarda. Sorride. “Non mangiarlo troppo in fretta Adelmo, sai ce il gelato freddo rischia di farti male”, intima da lontano la badante. Lui fa un cenno con la testa, poi torna a fissare la sua Elsa. Con una dolcezza infinita le avvicina il gelato alla bocca. Lei la schiude, e anche se non riesce a morderlo, lascia che parte del cioccolato si sciolga, per sentirne il sapore. Adelmo sembra avere tutto il tempo del mondo, la osserva mentre aspetta che il suo calore abbia la meglio sul gelato. Poi, come ogni coppia d’altri tempi che si rispetti, Adelmo mangia, meglio assaggia, il suo lato di gelato, rigorosamente dalla parte opposta di quello di Elsa. La dentiera gli da sufficiente forza per mordere la granella. Mangia una metà del gelato con una lentezza meravigliosa, e lo sguardo sempre fisso su di lei la cui bocca è leggermente sporca di cioccolato. Se ne accorge, si interrompe, la pulisce, le fa una carezza. Lei sorride di nuovo.
Io rimango completamente attonito davanti a questa scena. Dopo che nella giovinezza abbiamo vissuto ogni singola pulsione passionale, ogni volta che il nostro corpo reagisce agli stimoli esterni, ci troviamo in una età, quella di Elsa e Adelmo, in cui non rimane più traccia di questo, se non nella memoria. Quello che rimane, forse, è davvero l’amore che lega 2 persone che si sono scelte. Quel sentimento, distillato come il più prezioso tra i liquori, è davvero l’unica cosa che può sopravvivere sempre, fin che morte non li separi. E forse, anche oltre.
Ps.Tutto questo è veramente accaduto, l’ho visto con i miei occhi, al bar della stazione. Elsa e Adelmo non sono i veri nomi dei protagonisti, ma vi assicuro che sono davvero un esempio di amore senza fine. Mi sono commosso.
Un abbraccio
GF


Che attento osservatore… Questo racconto di vita mi ha proprio rapita… Una stazione, un bar, due persone innamorate, un gelato al cioccolato, tanta tenerezza… A volte basta poco per essere felici…
Grazie, un abbraccio
Serena.