Bologna – Orte [One Way and Back]


One Way and Back

Oggi è di viaggio. Tre ore  mezza, da Bologna a Orte, in un a settimana spezzata da un ponte festivo. Ho deciso di viaggiare in treno, approfittando della infinita gentilezza di F. e delle sua Famiglia, con cui stasera sicuramente condividerò piacevoli attimi. Niente Freccia Rossa, a Orte non si ferma, ho optato per un InterCity. Essendo un viaggio “di lavoro” mi sono anche concesso la prima classe (che costa come una seconda in Alta Veiocità). Il Treno è “il classico” a scomparti, 6 per ogni cabina, 3 posti per lato, uno di fronte all’altro.

Lo scompartimento, quando sono entrato era pieno, ad esclusione del mio posto prenotato, in cui mi sono accomodato. E’ largo e confortevole, di tessuto grigio “FS”. Insieme a me un uomo di d’affari in completo grigio giacca e cravatta e Black Berry, 2 persone tedesche (almeno credo dall’accento e dall’abbigliamento) 2 persone anziane, entrate con la valigia più grande di loro. Le ho aiutate a riporla nelle mensole sopra la loro testa, altrimenti avremmo rischiato  di dover chiamare il 118.

Le fermate sono poche, 6 in tutto esclusa ovviamente Bologna Centrale. Il treno “placidamente avanza” sopra le rotaie, ballonzolando, e l’aria condizionata lascia la possibilità di vivere in maniera molto confortevole, seza essere eccessiva o ingombrante. All’ultima fermata(mentre scrivo, Firenze Rifredi) sono scesi quasi tutti, e siamo rimasti in tre nello scompartimento. Io e la coppia di anziani. Lui, nella sua camicia chiara a quadretti azzurri, sonnecchia a bocca aperta con le braccia conserte sulla pancia. Lei, fresca di parrucchiere, nella sua “cofanatura” bionda “immobilizzata dalla lacca per capelli, indossa scarpe sportive classiche coloro oro, mentre legge “Confidenze”, attraverso un paio di occhiali a montatura scura e abbastanza evidente, da vista, tipica dell’età che avanza.

Non so dove stiano andando.  IO VADO. Molto spesso ho scritto di viaggi qui, e così farò anche oggi.

Le persone passano nel corridoio che costeggia gli scompartimenti, alcuni parlando nervosamente al cellulare, altri semplicemente camminando per sgranchire le gambe.

Il treno farà capolinea a Napoli, e molte delle persone che sento da qui, mentre parlano nel rumore (assolutamente non fastidioso) portano il tipico atteggiamento del Sud.

Qualche cellulare squilla, mi permetto di ascoltare le conversazioni cercando di capirne il senso.

Potrei lavorare, ho anche ricevuto delle telefonate da qualche cliente, ma ho deciso che il viaggio deve essere di riflessione, di creazione, di scrittura.

Forse questo post non avrà un senso per nessuno di Voi, e nemmeno sarà interessante come qualche altro, ma personalmente mi da un grande senso di presenza. Come spesso ho sentito, anche in qualche spot televisivo: “L’importante non è da dove vieni o dove stai andando, è il viaggio ed il tempo che dedichi alla presenza durante lo stesso ad essere importante”. Ora siamo fermi alla stazione di Arezzo. Osservo la gente sulla banchina aspettare il LORO viaggio, alcuni nervosi altri rilassati. Ammiro le Donne nella loro infinita meraviglia nel vestire, con sandali e magliette di ogni colore, con le dita dei piedi smaltate e quello sguardo meraviglioso di chi aspetta giocherellando con qualsiasi cosa gli passi per le mani (ad oggi forse, proprio quel cellulare che mia moglie tanto odia tanto spesso è nelle mie mani).

Ho ancora quasi un’ora e mezza, e il piacere che traggo da questa sensazione di “tempo” è davvero meravigliosa.

Spero che ognuno di voi possa concedersi, quanto più spesso nella vita, un viaggio lungo o corto, in cui godersi la consapevolezza del tragitto.

GF

6 commenti

Archiviato in Pensieri Personali

6 risposte a “Bologna – Orte [One Way and Back]

  1. TUM

    non ci son mai punti di arrivo o di partenza, se ci pensi bene, tutto quello che ti accade è viaggio… F.

  2. Matilda

    mi è piaciuto il tuo racconto perché mi ha dato la sensazione di un tempo lento, quando il tempo lo hai per sorridere dei particolari curiosi che si raccolgono solo guardando cosa succede o si muove intorno a noi.
    in questo senso e per estensione posso immaginare il viaggio come uno “spazio” che perde qualunque direzione proprio per questa sua nuova dimensione di “area” e non più di “linea” ;
    in questa mia “visione” è il tempo lento in uno spazio tondo la condizione per garantire la propria presenza al “viaggio”.
    se penso alla frenesia, velocità e “cecità” del mio quotidiano, simile a quello di tantissimi altri, cala inevitabilmente un velo di malinconia nel misurare la distanza tra me e il viaggio.
    grazie per le riflessioni che hai prodotto.

  3. Serena

    Grazie Giorgio.
    Come sempre le tue riflessioni catturano piacevolmente l’ attenzione…
    Ecco, proprio mentre leggevo non mi rendevo conto di ciò che mi circondava e del tempo che passava…Ero concentratissima! E’ stato molto rilassante!
    Anche se sembra scontato, non lo è: bisognerebbe sempre riflettere ed apprezzare ciò che facciamo, invece che lasciarci spingere passivamente dalla corrente…
    Ora vado a studiareeeeeeeee!! Perché non scrivi qualcosa sull’ ansia pre- esami?! Ne sto preparando 5; tutti per giugno!!
    Grazie ancora per la tua importante riflessione.
    Un abbraccio
    Serena

  4. mariella

    per un’attimo mi son sentita in quel treno… forse perchè come ben sai ne ho fatti di sti viaggietti!!! e come te mi rilassava osservare la gente! e capire le direzioni che prendono!!! semplicemente splendido!
    visto che viviamo in una società in cui la vita è diventata frenetica!
    il treno è uno di quei trasporti in cui puoi prenderti del tempo!!!
    MERAVIGLIOSO!!!
    grazie per questo mini viaggio… 🙂

  5. marcy

    Che bello sapere che ci sono ancora persone alle quali piace scrivere!!! Anche se non ero su quel treno è come se avessi fatto anche io il viaggio … 5 minuti di relax! Grazie!

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