New York – Bruxelles – Bologna


Vista dal ponte di Brooklyn

Empire State Building - View from Brooklyn Bridge

2 giorni, anzi 2 notti, ci sono volute per recuperare il jet lag del viaggio. Provare distrazioni, cercare alternative, nulla, solo stancarsi fin che non si crolla, due giorni dopo. In aereo, il ritorno da New York é stato piú rapido del previsto. Sei ore e mezza, una in meno rispetto all’andata. Abbiamo, a detta del pilota, trovato correnti in quota (ammetto di aver “ballato” percependo alcune turbolenze) e quindi siamo atterrati a Bruxelles con un ora di anticipo rispetto alla tabella.

Il clima della settimana è stato clemente, almeno dal punto di vista delle piogge. Un solo giorno, i restanti tra coperto e sole. Che dire di New York… Se dovessi dare un voto, darei 8. Otto per l’impatto, davvero impressionante (mi limiterò a Manhattan) con grattacieli che ti fanno sentire piccolo, e che quando ci sei in cima (ad esempio all’Empire State Building, dopo l’ 9/11 il grattacielo piú alto a NY) ti fanno sentire grande. Lo stile  di vita dei Newyorkesi è frenetico, ed ammetto che un poco me lo aspettavo, ma non così tanto. Maree di persone, in Times Square, che ti circondano in mezzo alle luci, ai suoni dei clacson dei taxi. Ai semafori pedonali, spesso optional, ci si ferma una volta su tre, del resto si attraversa prestando poca attenzione anche al traffico, con l’iPod piantato nelle orecchie. E poi cibo, Cibo, CIBO! Cibo di ogni origine, genere, grado, dimensione. Tutto rigorosamente impacchettato con scatole e scatoline, bicchieri e porta bicchieri, posate usa e getta, tovaglioli usa e getta, salse. Quantità di cibo prodotto, quotidianamente, dalla colazione ( con panchackes di dimensioni titaniche conditi con bacon e sciroppo d’acero, ad esempio) arrivando fino alla cena nella steak house dove chiedi delle “baby back ribs” (letteralmente costine di manzo BABY) e ti trovi con un piatto il cui apporto calorico sfamerebbe un villaggio africano E COSTINE DA 35cm grosse un pollice (americano). Acqua? Si! Se naturale filtrata e di rubinetto, con una quantità di ghiaccio che una volta sciolto farebbe impallidire l’effetto serra). Gassata? Si… ma gassata aromatizzata al limone, melone, menta, cocco, fragola o vaniglia? Nono acqua gassata NORMALE… Sguardo del cameriere paragonabile ad una mucca che guarda il treno… E ti serve una Perrier 🙂

A Manhattan le strade sono organizzate  in strutture perpendicolari e parallele, numerate, tranne alcune (tipo la Broadway o la Park Evenue) che corrono da una parte all’altra dell’isola. Orientarsi è sufficientemente semplice, ma mi ci è voluto un poco e ogni tanto perdevo la cognizione. Miriadi di negozi, in cui i commessi, la cui paga è composta da una “piccola base fissa” e una “meritocratica parte variabile” dovuta alle mance, appena entri ti si avvicinano e ti chiedono cortesemente (o anche meno) se possono aiutarti o vederti anche solo un puntaspilli… Conoscerai il loro nome. Te lo ripeteranno svariate volte, perché alla cassa qualcuno ti chiederà chi ti ha servito e così “DOVRAI”  lasciare la mancia (base al 15% ma una nota in fondo allo scontrino ti ricorderà che “un buon servizio prevederebbe una mancia dal 20 al 30% del totale”). Anche pagando con la carta di credito. Negozi di tutti i tipi, per venderti ogni cosa, a qualsiasi prezzo (indicato al netto delle tasse che pagherai alla cassa). Pubblicità ovunque, per farti desiderare ogni cosa, nei negozi di abbigliamento ho visto camerini con vetri che si oscurano all’ingresso e una volta uscito tornano trasparenti facendo vedere il fondo al commesso, armato di walkie talkie e auricolare, che li controlla. Sistemi di pagamento rapido, a riconoscimento ottico, tag per pagare con il cellulare, lettori di impronte per identificare le carte di credito (ovviamente non le nostre). Tecnologia, molta davvero, ad ogni angolo. Sicurezza, almeno a Manhattan, con poliziotti che presidiano angoli di strade del centro e controlli di sicurezza (metal detector in primis) per l’accesso a molti dei monumenti che rappresentano il “concetto di libertà americano” , come la Statua della Libertà a Liberty  Island o il “Top of the Rock” del Rockefeller Center (avendo già citato l’Empire State Building, non volevo ripetermi).

Eravamo comunque accolti con cortesia e gentilezza, ma frenesia. Produrre, consumare, produrre. Tutto. Qui hanno “inventato” il consumismo, e qui ne trovate una delle piú grandi rappresentazioni. Ma con un  certo fascino. I Newyorkesi si muovono molto a piedi o in metropolitana, in auto se strettamente necessario. Di taxi ce ne sono a flotte e si fermano alzando un braccio a lato della strada ( a Manhattan a senso unico, quasi sempre). Poche biciclette, in questo periodo, anche pochissimi scooter o moto. Pochi animali da compagnia, a parte a Central Park (immenso, nemmeno a dirlo, polmone verde nella zona nord di Manhattan). Strade pulite. Potete girare e guardare i grattaceli con il “naso all’insù” senza sorprese sotto le scarpe. Multietnica, non dimenticherò a Brooklyn la sensazione di essere uno dei pochissimi banchi in una folla Afroamericana (attenzione, non è una frase razzista, solo una sensazione a cui non ero abituato).

Reti wireless, tonnellate di reti wireless, molte ad accesso gratuito, altre a pagamento. Ottime velocità di connessione. Bella la sensazione di condividere in tempo reale le emozioni. Quello che mi ha lasciato New York, nel bene e nel male, ho cercato di condensarlo in queste (poche?) righe. Mi rendo conto che potrebbero sembrare critiche, ma vogliono solo rappresentare il concetto di  produttività, organizzazione e frenesia che ho percepito in questi luoghi. Una segnalazione a margine per chi se lo stesse chiedendo… MUSEI? Visitati due “classici” su tutti:  il Metropolitan Museum (lo trovate a Central Park) e il MoMA (museo d’arte moderna sulla 53esima).

È stata una bella esperienza di vita. Credo che come primo viaggio in USA sia stato emozionante e soddisfacente. Ma se volete combattere lo stress, vi consiglio la Monument Valley 🙂 …

A presto.

GF

1 Commento

Archiviato in Pensieri Personali

Una risposta a “New York – Bruxelles – Bologna

  1. Ivonne

    Penso che sarà una delle mie ultime mete……..

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